


Profilo Criminale del Mostro di Firenze secondo gli Esperti dell’FBI
In questo articolo è stato riportato il profilo criminale dell’autore dei delitti del Mostro di Firenze che è stato elaborato secondo la tecnica dell’Inductive Profiling dell’Unità di Scienze Comportamentali dell’ FBI.
In data 30 giugno 1989 infatti le Autorità Italiane, che avevano indagato sulla serie di delitti che furono attribuiti al Mostro di Firenze, incaricarono l’FBI di analizzare i verbali d’indagine, le fotografie, le scene dei delitti, i rapporti medico-legali, le mappe delle zone di tutti i delitti, compreso quello del 1968 (delitto Antonio Lo Bianco e Barbara Locci – 21 agosto 1968) al fine di stilare un profilo dettagliato sul Mostro, autore di 16 omicidi.
| Preparato da: Special Agents (SA) John T. Dunn, Jr, John Galindo, Mary Ellen O’Toole, Fernando M. Rivera, Richard Robley and Charles Wagner in consultation w/ Spacial Agent (SSA) Ronald Walker and other members of the NCAVC. Data: 30 giugno 1989 |
Vittimologia
La limitata quantità di dati di contesto relativi alle vittime, disponibili per la costruzione di questa analisi, indica che nessuna delle vittime di questa serie di omicidi possa essere considerata particolarmente ad altro rischio per atti di criminalità potenzialmente violenti.
Nonostante tutte le vittime fossero apparentemente occupate in attività che potrebbero essere considerate rischiose, ovvero impegnate in attività sessuali in zone conosciute al fine di appartarsi o in campeggi durante le ore di oscurità, le statistiche demografiche delle aree circostanti e l’assenza di informazioni che possano suggerire che queste aree fossero da considerare ad alto grado di criminalità, suggerirebbero che queste vittime possano essere considerate a basso rischio.
In quanto vittime a basso rischio, non è verosimile che esse fossero particolare obbiettivo di un attacco da parte di un’aggressore, ma che esse fossero semplicemente vittime dell’occasione di essere casualmente disponibili all’aggressore nel momento e nel luogo che lui scelse per portare i suoi attacchi.
Non è probabile che l’aggressore conoscesse o fosse personalmente in contatto con con alcuna delle vittime. Piuttosto, le vittime gli erano sconosciute e divennero vittime semplicemente perché erano a lui disponibili quando scelse il luogo per i suoi attacchi.
Risultanze Mediche
I verbali di autopsia di 8 omicidi, indicano che l’assalitore, in tutti tranne che in 3 casi, ricorse ad attacchi multipli ai danni delle sue vittime, utilizzando un’arma da fuoco e almeno un’arma bianca.
La vittima femminile del caso #1 (delitto Barbara Locci e Antonio Lo Bianco – 21 agosto 1968) e le vittime del caso #6 (delitto Jens-Uwe Rüsch e Horst Wilhelm Meyer – 9 settembre 1983) scamparono alla mutilazione post-mortem per le seguenti ragioni:
- La presenza di un bambino nel veicolo delle vittime nel caso #1 potrebbero aver inibito l’assalitore e il fatto che questi riuscì a scappare dal luogo dell’ attacco impedì all’aggressore di perseguire con la sua tipica mutilazione.
- Il caso #6 coinvolge una coppia omosessuale, e sarà trattato successivamente in altre parti di questo documento (capitolo Attacco, paragrafo 3).
Dinamica dell’Omicidio Caso #1

Barbara Locci e Antonio Lo Bianco
| In una strada sterrata vicino al cimitero di Castelletti di Signa, intorno alla mezzanotte di mercoledì 21 agosto 1968, Il Mostro uccise a colpi di pistola Antonio Lo Bianco (29 anni), sposato e padre di tre figli e Barbara Locci (32 anni), anch’essa spostata e madre di un bambino di 6 anni, Natalino Mele. I due amanti si trovavano all’interno di un’auto, una Giulietta Alfa Romeo bianca, con il piccolo Natalino che dormiva sul sedile posteriore, quando furono aggrediti e uccisi da 4 colpi di pistola ciascuno. Venne risparmiato il bambino, che fuggito da solo nei campi, raggiunse un casolare di proprietà del Sig. De felice. |
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Dinamica dell’Omicidio Caso #6

Jens-Uwe Rüsch e Horst Wilhelm Meyer
| Nella notte tra venerdì 9 e sabato 10 settembre 1983, a Giogoli, il Mostro uccise due turisti tedeschi, Jens-Uwe Rüsch e Horst Wilhelm Meyer (entrambi di 24 anni), mentre erano a bordo del loro furgone Volkswagen T1. L’assassino ha sparato sette colpi che hanno attraversato la carrozzeria del furgone, tre dei quali colpirono Meyer e quattro colpirono Rusch. Compiuto il duplice omicidio l’assassino non ha infierito sui corpi con il coltello. Rush portava i capelli lunghi, dunque è probabile che il Mostro lo avesse scambiato per una donna. |
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Risulta significativo che l’assalitore utilizzò più armi in tutte le aggressioni ( pistola Beretta ca .22 e armi bianche). Il suo uso del coltello, bisturi o altro strumento affilato, comportò l’azione di pugnalare, squarciare, così come come di asportare molti dei seni e delle aree pubico-vaginali delle sue vittime femminili.
Il significato della natura, della tipologia e della distribuzione di queste ferite sarà pienamente trattato in sezioni seguenti di questa analisi. Come risultato della indisponibilità di altri verbali di esami forensi (tossicologica/sierologica), nessun ulteriore commento può essere fatto al riguardo. E’ da notare come nessuna delle vittime riportasse evidenze di penetrazione sessuale da parte dell’assalitore.
Valutazione del Crimine
Non verrà fatto alcun tentativo di ricostruzione di una precisa cronologia o di scenari sequenziali di questa serie di crimini. Sarà invece sviluppata un’analisi di questi crimini dalla prospettiva del significativo comportamento dell’aggressore.
Nell’opinione degli analisti che hanno esaminato il materiale inviato, questi 8 attacchi sono stati perpetrati dal medesimo individuo che ha agito da solo. Gli attacchi stessi sono classificati come Lust Murders (assassinii per libidine).
La ricerca svolta svolta dall’ FBI nei crimini violenti indica che i lust murders tipicamente eseguono la mutilazione e/o l’asportazione dei seni, dei genitali e del retto della vittima.
I lust murders si distinguono dagli omicidi sadici dal fatto che i primi comportano l’immediata incapacitazione delle vittime, seguita da mutilazione post-mortem e l’assenza della penetrazione sessuale tipica. Anziché la penetrazione con il pene, l’omicida per libidine inserisce tipicamente oggetti estranei nella vagina o nel retto delle vittime, come è bene evidenziato nel caso #2 (delitto Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini – 14 settembre 1974) , dove un tralcio di vite venne inserito all’interno della vagina della vittima.
Dinamica dell’Omicidio Caso #2

Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini
| Intorno alla mezzanotte di sabato 14 settembre 1974, in una strada sterrata a Fontanine di Rabatta, non lontano da Borgo San Lorenzo, il Mostro uccise Pasquale Gentilcore (19 anni) e Stefania Pettini (18 anni). I due ragazzi, appartati a bordo di una Fiat 127, vennero aggrediti e colpiti rispettivamente da 5 colpi sparati da una Beretta calibro .22 Long Rifle. Stefania fu ferita alle gambe e morì solo dopo essere stata estratta dall’auto e colpita da un totale di 96 coltellate. L’omicida le ha poi tagliato gli indumenti intimi, le ha inciso la carne con tagli filiforme intorno alle zone erogene e ha penetrato la sua vagina con un tralcio di vite. Infine il suo cadavere fu posizionato a gambe divaricate. Il Mostro aveva colpito post-mortem anche Pasquale con due fendenti all’addome. |
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Sopra le foto originali della scena del crimine delitto Gentilcore – Pettini. Nelle foto il corpo di Pasquale Gentilcore (Fonte L’enigma del Mostro di Firenze: Tutta la verità – Doc Discovery +/ Catalogo Serial Killer Exibition – ItalMostre)
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Selezione del Luogo
E’ verosimile che l’aggressore abbia familiarità con le aree in cui questi crimini sono stati commessi. L’aggressore è sufficientemente familiare con queste aree da sapere che queste sono frequentate in modo routinario da coppie che si possono impegnare in varie fasi di attività sessuale nella privacy relativa che queste zone consentono loro. Inoltre, queste aree sono piuttosto remote e in una natura rurale, verosimilmente note solamente agli individui che hanno un’intima conoscenza dell’area di Firenze.
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Nella cartina i punti dei luoghi dove si svolsero tutti gli 8 duplici omicidi contrassegnati in ordine cronologico (Fonte Il Mostro di Firenze: Tutta la Verità – Doc. Discovery +):
- 21 Agosto 1969 delitto Lo Bianco/Locci
- 14 Settembre 1974 delitto Gentilcore/Pettini
- 6 –7 Giugno 1981 delitto Foggi/De Nuccio
- 22 – 23 Ottobre 1981 delitto Baldi/Cambi
- 19 – 20 Giugno 1982 delitto Migliorini/Mainardi
- 9 – 10 Settembre 1983 delitto Rüsch/Meyer
- 29 – 30 Luglio 1984 delitto Rontini/Stefanacci
- 7 – 8 Settembre 1985 delitto Kraveichvili/Mauriot
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Nelle cartine i punti esatti dove si svolsero tutti gli 8 duplici omicidi (Fonte Il Mostro di Firenze: Tutta la Verità – Doc. Discovery + / Marco Goldoni – La Nera – Storia fotografica di grandi delitti italiani dal 1946 a oggi)
- 21 Agosto 1969 delitto Lo Bianco/Locci (Castelletti)
- 14 – 15 Settembre 1974 delitto Gentilcore/Pettini (Borgo S. Lorenzo)
- 6 –7 Giugno 1981 delitto Foggi/De Nuccio (Mosciano di Scandicci)
- 23 – 24 Ottobre 1981 delitto Baldi/Cambi (Calenzano)
- 19 – 20 Giugno 1982 delitto Migliorini/Mainardi (Baccaiano)
- 9 – 10 Settembre 1983 delitto Rüsch/Meyer (Gigoli)
- 29 – 30 Luglio 1984 delitto Rontini/Stefanacci (Vicchio)
- 7 – 8 Settembre 1985 delitto Kraveichvili/Mauriot (Scopeti)
Si ritiene che l’aggressore divenne specificatamente familiare con i luoghi dei singoli attacchi in seguito ad una sorveglianza e ad una selezione dei luoghi prima dell’aggressione. L’ isolamento delle aree prescelte consentì all’aggressore di sentirsi fiducioso di sapere che non sarebbe stato scoperto durante il tempo necessario per completare gli omicidi. La ricerca dell’ FBI ha mostrato che gli aggressori di questo tipo tendono a colpire in aree e in luoghi in cui si sentono al sicuro e a basso rischio, come vicino allo stesso posto di lavoro o di residenza dell’aggressore.
Avvicinamento
In base alla rilettura del materiale che è stato posto a disposizione, l’aggressore appare utilizzare le seguenti tecniche, una volta effettuata la selezione del luogo.
L’aggressore seguiva le sue vittime sulla scena in modo da osservarle e udirle, conquistando così una posizione di vantaggio su di loro. E’ verosimile che l’aggressore abbia sorvegliato le sue vittime fino a che queste si occupavano e impegnavano in forme di attività sessuale. Era in quel momento che l’aggressore sceglieva di colpire, utilizzando la sorpresa, la velocità e un’arma che consentisse un’immediata incapacitazione.
Questo stile particolare di avvicinamento è generalmente indicativo di un’assalitore che nutre dei dubbi sulla sua abilità nel controllare le sue vittime, che si sente sufficientemente inadeguato nell’interagire con vittime “vive” e che si sente incapace di attuare un confronto diretto.
Attacco
L’aggressore, utilizzando un attacco “lampo”, scaricava la sua arma più volte a distanza ravvicinata, focalizzando l’attenzione dapprima sulla vittima maschile, neutralizzando così la sua più immediata minaccia. Una volta che le vittime maschili erano state neutralizzate, l’aggressore si sentiva sufficientemente sicuro per portare il suo attacco alle vittime femminili.
Il consumo di molti colpi indica che l’assalitore voleva essere sicuro che entrambe le vittime fossero morte prima di iniziare le sue mutilazioni post-mortem sulle sue vittime femminili. Le vittime femminili sono il focus ovvio dell’attenzione dell’aggressore, i maschi rappresentano solamente un ostacolo che doveva essere rimosso.
Nel caso della coppia omosessuale (caso #6) l’aggressore fallisce nell’opera di mutilazione poiché c’è motivo di credere che sia rimasto disgustato nel comprendere che entrambe le vittime erano di sesso maschile. Il “senso di dominio” e il rituale sono molto importanti per questo aggressore. Ciò spiegherebbe perché le vittime femminili erano generalmente spostate a poca distanza dal veicolo contenente i loro compagni maschi.
Il bisogno di dominio , così come la ritualizzata manifestazione di rabbia dell’aggressore nei confronti delle donne in generale, è ulteriormente dimostrata dalla rimozione del seno (in genere il seno sinistro) della vittima e dei suoi genitali.
Nonostante l’assenza di penetrazione del pene e della eiaculazione da parte dell’aggressore, le mutilazioni sono tutte offese motivate sessualmente. La mutilazione degli organi sessuali della vittima rappresentano sia l’inadeguatezza sessuale dell’aggressore, che la rabbia verso di loro.
L’ Arma
L’arma calibro .22 utilizzata costantemente dall’aggressore è un’arma frutto della sua scelta. Durante i 17 anni che intercorrono fra questi attacchi, è altamente verosimile che l’aggressore abbia avuto la possibilità di rimpiazzare quest’arma con un’altra, forse più potente. Ha scelto, ad ogni modo, di non farlo. Inoltre, nonostante abbia lasciato i bossoli espulsi in tutte le scene del crimine, l’aggressore ha mantenuto la sua arma per tutta la serie di attacchi.
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Questo aggressore si trova a proprio agio maneggiando ed utilizzando questa arma, e potrebbe aver acquistato tale familiarità attraverso un utilizzo lecito di esse, come l’andare a caccia, il praticare il tiro al bersaglio o durante l’addestramento militare. L’ uso costante della stessa arma, così come il modo riutilizzato di avvicinamento/attacco, suggerisce fortemente che l’arma sia parte di un “kit” che questo aggressore utilizza esclusivamente per compiere le aggressioni e per nessun altra ragione.
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Risulta verosimile che questo kit contenga un’arma da fuoco, un coltello e un’altra arma bianca, munizioni e probabilmente un abbigliamento specifico o altri attrezzi che utilizza solamente durante questi attacchi. Il comportamento complessivo dell’aggressore sulla scena, includendo il suo uso degli stessi e specifici attrezzi per il crimine, suggerisce che la ritualità intrinseca a questa serie di aggressioni è così importante per l’aggressore che egli deve ripetere i suoi reati in una identica modalità per raggiungere la soddisfazione.
Si è notato che una cartuccia inesplosa calibro .22 identica a quelle utilizzate in queste aggressioni, era situata davanti ad un’ ospedale locale. Non è verosimile che l’aggressore abbia lasciato tale cartuccia sul luogo nel tentativo di schernire la polizia, ma piuttosto che fosse caduta accidentalmente all’aggressore, che può aver avuto qualche legittima ragione di recarsi all’ospedale o in prossimità di esso, come per esempio necessitare di un trattamento medico o lavorare nell’ospedale o nelle sue vicinanze. È anche possibile che possa aver visitato l’ospedale se egli avesse pensato che i corpi delle sue vittime fossero state portate nel luogo dopo la scoperta dell’omicidio.
Souvenirs
Ricerche in crimini simili hanno mostrato che gli assassini per lussuria (lust murders) spesso rimuovono oggetti dalle loro vittime per portarli via con loro. Questi oggetti possono essere articoli di vestiario o oggetti di più personale proprietà come un gioiello, o una ciocca di capelli. Frequentemente i lust murders possono rimuovere parti del corpo delle vittime, come un dito, un’orecchio o, più in particolare un capezzolo, il seno o altri organi sessuali.
Questi oggetti vengono prelevati come souvenir e consentono all’aggressore de rivivere l’evento nelle sue fantasie per un certo periodo di tempo. Tali oggetti sono spesso trattenuti per un tempo abbastanza lungo ed una volta che non si dimostrano più utili allo scopo, vengono buttati dell’aggressore verosimilmente sulla scena dell’omicidio o sul luogo della tomba della vittima.
Occasionalmente l’omicida per lussuria può “consumare” anche con l’ingerimento parti del corpo della vittima per raggiungere il “possesso” pieno su di essa. L’aver spedito per posta parti di tessuti genitali prelevati dalla vittima femminile dell’ultima aggressione (caso #8 delitto Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot – 8 settembre 1985) è indicativo del fatto che questo aggressore ha cercato di prendersi gioco della polizia, suggerendo che la pubblicità e l’attenzione diretta al caso erano importanti per lui, indicando anche un aumento del senso di fiducia nel suo ruolo.
Dinamica dell’Omicidio Caso #8

Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot
| Nella notte tra sabato 7 e domenica 8 settembre 1985, in una piazzola nella campagna di San Casciano Val di Pesa nella frazione di Scopeti, il Mostro ha ucciso due campeggiatori francesi, Jean Michel Kraveichvili (25 anni) e Nadine Mauriot (36 anni), sparando all’interno della loro tenda. Jean Michel dopo essere stato colpito alla mandibola e alle braccia riuscì in un primo momento a fuggire tra i boschi. Venne però inseguito e ucciso da 12 coltellate alle spalle, al torace, alle braccia e alla carotide. A Nadine fu asportata la mammella sinistra e il pube. Dopo quest’ultimo duplice omicidio il Mostro ha inviato un lembo della pelle della mammella di Nadine alla Procura della Repubblica di Firenze. |
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Tratti e Caratteristiche del Criminale
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A) Una ricerca contemporanea svolta dal NCAVC accoppiata con statistiche per aggressore, suggerisce con forza che i crimini violenti solitamente avvengono fra persone della stessa razza. Perciò basandosi sulle statistiche disponibili e in assenza di informazioni specifiche al contrario in queste specifiche aggressioni, il vostro aggressore è verosimile che sia un maschio bianco di origine italiana che è nativo della zona.
B) È verosimile che l’aggressore sia stato nella seconda metà dei suoi vent’anni quando iniziò questa serie di aggressioni nel 1968. Ciò lo posizionerebbe oggi a metà del range di età dei quarant’anni.
“Se il vostro aggressore ha una lunga storia criminale, con periodi di ricoveri in istituti o di incarcerazione, egli potrebbe essere anche di parecchi anni più vecchio di questo range di età”.
C) L’assalitore ha molta familiarità con le specifiche scene del crimine e con l’area di Firenze in generale. Si sente a proprio agio in quella zona ed è verosimile che abbia stretti legami con l’area, evidenziati dalle prolungate assenze ma dai susseguenti ritorni in due occasioni nella stessa. È verosimile che sia nativo della zona e potrebbe avere ancora qualche membro della famiglia là residente.
D) L’aggressore è ben descritto come persona di media intelligenza. È verosimile che abbia completato l’istruzione secondaria o l’equivalente del sistema educativo italiano.
E) È verosimile che lavori manualmente come operaio semi – qualificato. Non dovrebbe avere grande contatto col pubblico nel suo lavoro a causa del suo sentirsi inadeguato. Potrebbe mostrare propensione per lavori discontinui.
F) È molto verosimile che il criminale abbia vissuto da solo durante gli anni intercorrenti fra queste aggressioni, in un quartiere della bassa classe media. Se non vive da solo, deve aver risieduto con alcuni membri della famiglia da cui è in parte finanziariamente dipendente, come sua madre, una zia, la nonna o una sorella più anziana. Probabilmente non è sposato, dato che non è in grado di mantenere con successo delle relazioni con donne di pari età.
G) L’aggressore è una persona sessualmente inadeguata e immatura che ha avuto piccoli, se ne ha avuti, contatti sessuali consensuali con donne coetanee. È verosimile che soffra di una disfunzione sessuale. L’analisi suggerisce che l’uso da parte dell’aggressore di alcool o di droghe prima degli attacchi serva per ridurre le inibizioni e per darsi coraggio per procedere con le aggressioni. È probabile che il criminale abbia una preferenza per la pornografia, in particolare dove si mostra evidente violenza di maschi dominanti. È verosimile che l’aggressore abbia svolto il servizio militare.
Criminali di questa natura raramente interrompono le loro aggressioni per lunghi periodi di tempo senza una specifica ragione. È da sottolineare che l’assalitore non fu attivo nell’area di Firenze fra il 1968 – 1974 e fra il 1974 – 1981. E’ dunque probabile che l’aggressore risiedesse altrove in quei periodi o fosse altrimenti impedito ad agire. Un’ assenza legittima potrebbe derivare da un cambio di lavoro, la frequenza di una scuola, viaggi o lavoro all’estero, servizio militare, o fu incarcerato per reati completamente scollegati o ricoverato in istituti per la cura di malattie mentali.
H) La residenza dell’aggressore è in linea col suo stato economico e non è verosimile che sia lontana dall’area in cui commise questi reati. Come detto precedentemente, il suo posto di lavoro o di residenza più verosimile è posizionato all’interno del centro del cluster (gruppo di località ove sono avvenuti i duplici omicidi, n.d.t.) o nelle immediate vicinanze della sua prima aggressione.
Comportamento Dopo il Crimine
L’assalitore non prova alcun rimorso per le sue vittime né senso di colpa. La sua emozione principale deve essere stata la paura di una possibile individuazione. Nel periodo seguente ad ogni evento è più verosimile che sia stato nervoso o ansioso e può essere apparso preoccupato a chi gli stava vicino. Successivamente ad ogni aggressione, l’assalitore sarebbe andato in un posto per lui di conforto e sicuro, molto probabilmente la sua stessa abitazione di residenza. Si sarebbe ripulito e avrebbe pulito i suoi abiti così come i suoi arnesi, e avrebbe riposto le sue armi nel loro nascondiglio fino all’aggressione successiva.
Gli oggetti di natura personale che aveva rimosso dalle sue vittime è verosimile che siano stati messi al sicuro in un posto accessibile dal solo assalitore. La natura grottesca di questi crimini ha avuto l’effetto di mettere sotto shock e terrorizzare la comunità. Perciò il criminale seguiva attentamente tutti i resoconti dai media sui crimini ed è molto verosimile che abbia ritagliato gli articoli dai giornali quotidiani riguardanti i suoi reati e li abbia piazzati in un diario o in un album. Potrebbe anche aver tenuto dei giornali o dei diari.
Il criminale può essere ritornato, e ancora può ritornare sulle scene dei reati precedenti per rivivere nelle sue fantasie le sue esperienze precedenti. Poco dopo la scoperta dei corpi nei vari luoghi, l’aggressore può benissimo aver visitato i luoghi per accertarsi del livello delle indagini svolte dalla polizia tramite un contatto indiretto o informale con essa. l’aggressore è probabile che prosegua ad aggredire finché non venga arrestato, reso incapace o impossibilitato ad agire.
Il Profilo del Mostro di Firenze in breve
- Le statistiche suggeriscono che i crimini riguardanti la violenza interpersonale di solito si consumano all’interno del medesimo ambito razziale.Pertanto, sulla base delle statistiche disponibili e dell’assenza di informazioni specifiche contrarie, è probabile che l’autore di queste aggressioni sia un maschio bianco di origine italiana, originario dell’area.
- E’ molto probabile che abbia un’età compresa tra i 40 e i 50 anni.
- L’assassino si muove a proprio agio sulle specifiche scene del crimine e nell’area di Firenze in generale. E’ quindi probabile che abbia stretti legami con il territorio, probabilmente è originario della zona dove potrebbe avere ancora membri della famiglia residenti.
- E’ dotato di un’intelligenza media. Dovrebbe aver completato l’istruzione secondaria o equivalente all’interno del sistema scolastico italiano.
- E’ verosimilmente impiegato con una mansione semi – qualificata, che richiede l’uso delle mani. Non è probabile abbia molti contatti con il pubblico nell’ambito del proprio lavoro a causa del suo senso di inadeguatezza. Potrebbe anche essere irregolare negli orari e nelle abitudini lavorative.
- E’ possibile che abbia vissuto solo durante gli anni degli omicidi in un quartiere della classe media inferiore. Se non vive da solo, risiederà con un membro della famiglia da cui è almeno in parte finanziariamente dipendente, come la madre, la zia, la nonna o la sorella maggiore. Non è probabile che sia sposato, poiché non è in grado di sostenere relazioni di successo con donne coetanee.
- E’ un soggetto sessualmente inadeguato e immaturo, che ha avuto pochi o nessun contatto sessuale consensuale con donne coetanee. E’ possibile che soffra di una disfunzione sessuale.
- E’ verosimile pensare abbia una inclinazione verso la pornografia , in particolare quella che raffigura la violenza dominante maschile.
- E’ probabile abbia prestato il servizio militare.
- I maniaci omicidi di questo tipo raramente fermano le loro aggressioni per lunghi periodi di tempo senza un motivo specifico. Quello in oggetto non è stato attivo nell’area di Firenze tra il 1968 e 1974 e il 1974 e 1981. E’ possibile che durante quei periodi risiedesse altrove, o fosse altrimenti inibito nell’agire. L’ assenza potrebbe essere stata motivata da un cambio di lavoro, la frequentazione di un corso scolastico, uno o più viaggi di lavoro all’estero, un prolungato servizio militare o potrebbe essere stato incarcerato per un reato diverso o magari istituzionalizzato per il trattamento di una malattia mentale.
- La sua residenza è coerente con il suo status economico e quasi sicuramente non è lontana dalla zona in cui ha commesso gli omicidi. Come affermato in precedenza, il suo luogo di lavoro o residenza potrebbe cadere all’interna dell’area geografica di azione o in prossimità del suo primo delitto.
Tutti i Volti del Mostro di Firenze
A proposito degli identikit attribuiti al Mostro di Firenze, su questo blog è stato pubblicato un’articolo di approfondimento sull’argomento.
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Identikit 30 Giugno 1982 realizzato dopo il delitto Susanna Cambi e Stefano Baldi (22 ottobre 1981).Questo è il più famoso volto del Mostro. La ricostruzione è basata sulla testimonianza di due fidanzati, Giampaolo Tozzini e Rosella Parisi, che, nei pressi del luogo del delitto, incrociano con la loro macchina sul ponte della Marina un’ automobile rossa guidata da una persona sospetta.

Identikit 1 Agosto 1984 realizzato dopo il delitto Pia Rontini e Claudio Stefanacci (1 agosto 1984). La ricostruzione è basata sulla testimonianza di Baldo Bardazzi, titolare del bar La Torre, in cui le due vittime erano state nel giorno del loro omicidio. Il barista descrisse l’uomo che, per tutto il tempo della permanenza nel suo locale, aveva osservato con sprezzo e intensità i due giovani da un tavolino poco distante.

Identikit 5 Agosto 1984 realizzato dopo il delitto Pia Rontini e Claudio Stefanacci (1 agosto 1984). Questo è l’identikit comparso sul quotidiano La Nazione, realizzato sulla base delle indicazioni di più medium, unitisi per tracciare il volto del Mostro. Non si conoscono le identità dei sensitivi che hanno partecipato alla ricostruzione, né come sia stato realizzato il ritratto, che comunque si avvicina a quello del 1982.

Identikit Settembre 1985 realizzato dopo il delitto Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot (8 settembre 1985), appena dopo l’ultimo duplice omicidio. La ricostruzione è basata sulle descrizioni dei fidanzati Luciano Cigolini e Milena Sossi. Il 10 agosto 1985 la coppia si era imbattuta in un uomo che ispezionava la loro auto parcheggiata lungo Via degli Scopeti, luogo dell’omicidio che si sarebbe consumato un mese dopo.

Identikit Settembre 1985 realizzato dopo il delitto Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot (8 settembre 1985), appena dopo l’ultimo duplice omicidio. La ricostruzione è basata sulle descrizioni dei fidanzati Luciano Cigolini e Milena Sossi. Il 10 agosto 1985 la coppia si era imbattuta in un uomo che ispezionava la loro auto parcheggiata lungo Via degli Scopeti, luogo dell’omicidio che si sarebbe consumato un mese dopo.

Identikit 12 Settembre 1985 realizzato dopo il delitto Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot (8 settembre 1985). Fu recapitato in forma anonima alle redazioni di tre quotidiani (La Nazione, La Città, Paese Sera), accompagnato da una lettera non firmata. Quest’ultima è stata redatta da una persona che, nel giorno del duplice omicidio, sostiene di essere passata di fianco alla tenda della coppia di turisti francesi, nelle vicinanze della quale si aggirava circospetto l’uomo ritratto, scomparso poi rapidamente appena si accorse di essere stato notato.

Identikit Settembre 1985 realizzato dopo il delitto Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot (8 settembre 1985) dal Reparto operativo dei CC del Nucleo Operativo di Firenze sulla base della testimonianza di Giovanni U. il quale vide un uomo alto 1.80, sui 40/45 anni, robusto, dai capelli castano rossicci aggirarsi nei pressi della piazzola degli scopeti il 6 settembre poco dopo le ore 18. Le caratteristiche fisiche dell’uomo sono simili a quelle descritte dal testimone Baldo Bardazzi e da altri, rilasciati all’epoca del delitto di Vicchio.
Fonti
- Profilo Criminale – Analisi integrata del luogo del delitto (Domingo Magliocca – Primiceri Editore/ 2019 )
- La Nera – Storia fotografica di grandi delitti italiani dal 1946 a oggi (Carlo Lucarelli, Massimo Picozzi – Mondadori/ 2006)
- Catalogo Serial Killer Exhibition
- Serial Killer Exhibition (Mostra ItalMostre)
- malkecrimenotes.wordpress.com
- okmugello.it
- m.dagospia.com
- Il Mostro di Firenze: Tutta la Verità (Doc. Discovery +)
- CronacaNera.it
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